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Crisi energetica in Europa: cause e possibili scenari

Crisi energetica in Europa: cause e possibili scenari

Dall’inizio del 2021 l’Europa sta affrontando una notevole crisi energetica denominata universalmente come energy crunch e dal mese di ottobre ha causato un drastico aumento delle bollette energetiche e del costo della benzina.

Le principali cause degli aumenti

Il costo dell’energia aumenta perché strettamente legato a quello del gas il quale risulta essere aumentato di sei volte in meno di un anno, passando dai 16 euro/megawatt per ora di gennaio, a 96 euro/megawatt di fine settembre. Le cause sono molteplici, a partire dallo stoccaggio di gas in Europa che quest’anno risulta molto inferiore alla media degli ultimi 10 anni, aggravatosi dal clima più freddo che ha colpito il nostro continente ad inizio anno e che ha quindi contribuito ad esaurire le disponibilità. Tra la primavera e l’estate è stato registrato l’aumento dei prezzi a causa delle basse disponibilità dalla Norvegia e per la riduzione dell’energia proveniente da altre fonti. Inoltre bisogna prestare attenzione ad ulteriori dati che riportano un forte aumento della domanda di gas da altri Paesi del mondo tra quali è presente la Cina che figura al primo posto tra quelli più dispendiosi in termini di consumi.

A tal proposito la Presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen ha dichiarato: “È importante che le persone sappiano che abbiamo prezzi elevati dell’energia perché il prezzo del gas sta aumentando drasticamente e il motivo di questo rialzo è dovuto all’aumento della domanda globale dopo la ripresa economica post Covid-19 e dal fatto che le forniture non riescono a soddisfare le richieste”. Su questo fronte la Norvegia sta cercando di aumentare la produzione ma il principale fornitore di energia, nonché la Russia, sembra non essere dello stesso avviso.

I possibili scenari e cosa ci aspetta

L’Unione Europea sta valutando nuove strategie energetiche che, oltre a porre un rimedio alla crisi attuale, ci consentiranno in futuro di avere una maggiore autonomia energetica sempre nel rispetto delle politiche climatiche per poter raggiungere gli ambiziosi obiettivi del Green Deal. Ancora oggi infatti l’Europa dipende per il 90% dalle importazioni di gas e per il 97% per quelle di petrolio. La Russia è il più grande fornitore di gas dell’UE per circa il 50% mentre il resto è fornito principalmente da Norvegia e Algeria.

Secondo le previsioni, l’energia solare ed eolica dovrà aumentare dai 75 GW del 2020 ai 230 GW nel 2030, raggiungendo il 60% della fornitura di energia dei Paesi del G7 entro il 2030 cioè un salto in avanti di 12 punti percentuali rispetto alle politiche attuali. Inoltre il G7 dovrà contestualmente portare avanti il processo di decarbonizzazione dell’elettricità con l’obiettivo di contrastare il cambiamento climatico attraverso la riduzione del consumo dei combustibili fossili.

In un momento storico di crisi energetica, la partita si gioca ad alti livelli tra istituzioni e grandi industrie ma a farne le spese sono sempre le piccole realtà. È doveroso ricordare che le diverse fonti di energia rinnovabili come il fotovoltaico restano le uniche certezze per le imprese e i privati che oggi più che mai devono destreggiarsi tra aumenti e lotte sul piano sociopolitico per raggiungere un futuro più sostenibile in termini economici ed ambientali.

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